Dal 27 Settembre fino al 15 novembre 2015, presso Nonostante Marras, la mostra "GIRO GIRO TONDO, CASCA IL MONDO,...", in collaborazione con l'Associazione Italia Russia, a cura di Francesca Alfano Miglietti.
Questa nuova serie di opere di Antonio Marras sono immagini tratte dalla ‘propaganda’ sovietica degli anni Sessanta, e del grande archivio immagini di quegli anni Marras ha scelto i bambini, figure che vengono presentate nel momento della loro formazione.
Le foto utilizzate da Marras sono dell’archivio fotografico dell’Associazione Italia Russia, curato da Giovanna Bertelli, che si compone di 5000 immagini in bianco e nero e a colori, scelte tra migliaia di fotografie originali che raccontano l’Unione So- vietica, dal 1946 al 1980 circa, attraverso le immagini che diversi uffici stampa governativi inviarono in Italia per far conoscere la realtà dell’URSS da un punto di vista ufficiale e accattivante. L’industria, l’istruzione, lo sport e la vita quotidiana, l’arte, la storia, il paesaggio e la conquista dello spazio: tutto mostra un Paese in continuo progresso e benessere. Antonio Marras si serve della fotografia e guarda ai classici, e a muoverlo è il desiderio di “rappresentare qualcosa di meraviglioso”. Marras è a tutti gli effetti un “pittore”, ma la sua idea di pittura non è esattamente quella canonica. Innanzitutto è un’idea molto impersonale: l’osservazione in Marras prevale sempre sul punto di vista, per questo, spesso, Marras ha avuto nella fotografia un punto di riferimento cui guardare sempre: come l’immagine fotografica non crea l’immagine ma la registra, così la sua pittura cerca di seguire quella strada.
Per Marras la pittura diventa una forma di paziente indagine sul mondo, apre varchi, stabilisce nessi, cerca risposte, individua relazioni.... perché prende come soggetti spunti che il quotidiano o la storia o gli incontri gli mettono sotto gli occhi. Un modo per darsi forma, per contenere la sua confusione, per stabilire dei nessi che aprono orizzonti, scavano dentro la vita senza mai la pretesa di chiudere il discorso.
Cinema e fotografia iniziarono a mostrare tutta la loro forza ed efficacia politica negli anni Venti e Trenta, e i regimi totalitari se ne servirono ampiamente per diffondere in modo capillare l’ideologia del partito al potere. I piccoli soggetti sono attori di un film in cui rappresentano metafore. Hanno lo sguardo distante di chi racconta l’annullamento di ogni possibile tensione individuale. Sono protagonisti di ‘modelli di esistenza’, bambini per cui la realtà è un concetto troppo complesso per essere restituito con semplicità.